Data

08 ottobre 2025, Torino

Linea Urbana Press (LUP): Il titolo dell’album è una dichiarazione di poetica. Cosa significa “In via di sviluppo” per te?

Piergiorgio Corallo (PC): Il nome dell’album è una presa di coscienza. Ho sempre cercato punti fermi; mi affascinano le materie stabili — legno, pietra — perché non cambiano e danno un senso di durata. Ma l’uomo non è di pietra.

LUP: La scrittura tiene insieme alternative rock ed elettronica. In che modo prova a farlo?

PC: Con gerarchie mobili e cangianti: chitarre pesanti, ritmiche tese, elettronica che guarda ai ’90, bassi digitali. Nessuno “vince”: deve vincere il racconto. Vengo da quegli anni: da ragazzo ascoltavo anche molta dream anni ’90, e certe scelte sonore restano.

LUP: L’immaginario visivo è parte del progetto, non un accessorio.

PC: Sì. Lavoro anche come artista visivo, pittura e scultura. Voglio coerenza tra suono e immagine, e la copertina è un lavoro notevole dell’artista Sadaf Gul. L’estetica post-urbana e apocalittica mi permette di parlare di qualsiasi cosa: è come avere un mondo parallelo in cui muoversi senza censure.

LUP: “Erase her name” e “Non si vede” come aprono la mappa?

PC: “Non si vede” è come scartare un pacco di dieci anni fa: togli un’etichetta e guardi davvero dentro ad una scatola fonda. Parte con una chitarra mezza stonata, una vecchia registrazione che introduce la seconda chitarra — più a fuoco — come un passaggio di consegne. “Erase her name” lavora sul non-detto: il nome da cancellare non è una donna, è tutto ciò che non ci piace o ci inganna.

LUP: Hai citato le influenze ’90 e 2000. Cosa prendi e cosa lasci?

PC: Prendo la robustezza delle chitarre e un certo senso del ritmo “sempre e comunque”; mi tengo il rock da stadio e la dance elegante. Lascio la nostalgia, la musica attuale non è peggiore, è solo diversa.

LUP: Percorso da autore: collaborazioni con The BlackM, Arpioni, Basically Stupid, The Falstaff. Cosa ti hanno lasciato?

PC: Disciplina e confronto. Scrivere per altri ti obbliga a essere utile alla canzone, non al tuo ego. È una palestra che porto nel mio lavoro.

LUP: Parallelo: Brand New Hera Project, leggo dance revival ’90s, fondato nel 2023. Perché?

PC: È la mia valvola ritmica di sfogo a respiro europeo. Lì gioco con un linguaggio dance pensato anche per mercati diversi dal nostro, come la Cina, la Russia. Mi tiene vivo l’orecchio sul movimento. E c’è la volontà di non disperdere una conoscenza culturale: la dance italiana e un certo soft pop francese hanno fatto scuola in molte scene. Poi posso usare voci straordinarie, è un progetto di libertà

LUP: Torniamo a “In via di sviluppo”. La linea rossa dell’album?

PC: Intensità. E uno sguardo consapevole ma benevolo verso se stessi. Far parlare mondo fuori e mondo dentro è lo scopo, accettando incoerenza, incostanza e multiformità.