Gli Alberti, signori locali che vivono nella Rocca di Cerbaia e hanno il controllo sui territori confinanti, chiamano diversi esperti di malattie (druido, mago, ranger, chierico) che possano indagare su un’epidemia che sta uccidendo la popolazione del territorio di Cantagallo, comune sparso con terreni di loro proprietà e mulini ad acqua. Le persone che vivono e mantengono i mulini stanno prendendo una malattia e stanno morendo.
Non si capisce come mai abbiano chiamato, oltre agli esperti sopracitati, anche chi è più avvezzo a spada e pugnali (guerriero, paladino, ladro).
Indagando nel territorio, gli avventurieri scopriranno che c’è un serpentone nero che vive vicino a una delle sorgenti e che con le sue abitudini comportamentali avvelena l’acqua che scorre poi verso i vari mulini.
Attraverso alcune cose che non tornano, però, gli avventurieri capiscono anche che non solo gli Alberti sapevano già dell’esistenza del serpentone e che lo stavano utilizzando il più possibile per “mungere” il suo veleno da utilizzare nei loro intrighi politici, ma anche che sono stati proprio loro a importarlo da un altro territorio (Valdera, è il drago della leggenda di Peccioli). Hanno deciso di sfruttarlo il più possibile, ma quando la popolazione ha iniziato ad essere decimata hanno voluto salvarsi la faccia ingaggiando gli avventurieri.
Gli avventurieri dovranno decidere se eliminare il serpentone o trovare soluzioni per mettere in sicurezza la popolazione (allontanandolo, trovando soluzioni alternative per le sue abitudini, facendo evacuare i mulini…).
Qualsiasi sia la loro decisione, lo scontro finale si gioca contro gli Alberti, perché se proveranno a eliminare il serpentone gli Alberti tenteranno di ucciderli per tenersi il veleno e far credere che sia impossibile sconfiggere il drago; se invece proveranno a trovare soluzioni alternative tenteranno comunque di farli fuori per non rischiare di essere smascherati.