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StayAleeve è stata invitata alla seconda presentazione del libro “Non sarà mai un addio”, scritto da Mauro Turigliatto e da sua moglie Piera, in ricordo della figlia Miky. Ecco il discorso tenuto mercoledì 15 gennaio 2020 da Teresa Degrandis e Luigi Annunziato.

Buonasera a tutti, siamo Teresa e Luigi, studenti universitari e volontari di StayAleeve Onlus. Stasera siamo qui per rendervi partecipi del nostro impegno come associazione e per parlarvi delle tematiche per le quali ci impegniamo quotidianamente. Prima di iniziare vorremmo ringraziare Mauro per averci invitato: ogni opportunità per fare sensibilizzazione è importatissima per noi e speriamo che questa serata lasci qualcosa ad ognuno di voi.

StayAleeve è un’associazione che opera nella prevenzione al suicidio e nella sensibilizzazione su questa tematica ormai da due anni; è nata a Novara a seguito di un “corso” organizzato al liceo classico e linguistico Carlo Alberto in occasione della giornata di autogestione, corso tenuto dall’attuale presidente dell’associazione Alessandro Buffelli e da Vittoria Avogadro, ora vicepresidente. Il corso prevedeva un’attività nella quale si chiedeva agli altri studenti di pensare alla cosa più brutta mai detta ad un’altra persona e successivamente di scriverla su un foglietto che sarebbe poi stato attaccato su una lavagna, in modo da vedere coi nostri occhi quanto male possiamo arrecare ad una persona senza nemmeno accorgercene. Questo è stato il primo passo per quello che secondo noi è la meta verso la quale ci stiamo avvicinando, evento dopo evento: la consapevolezza di sé stessi e degli altri che ci stanno attorno, elemento vitale quando si tratta di benessere mentale.

Ma perché abbiamo deciso di creare questa associazione? Cosa ci ha spinto ha fare questo passo che per dei ragazzi potrebbe apparire più lungo della gamba? Pur essendo consapevoli del fatto che ci siano già molte organizzazioni in Italia che trattano di argomenti delicati come depressione e autolesionismo crediamo fermamente che esse siano rimaste indietro, che siano ancorate alle generazioni passate e allora abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e fare la nostra parte per rinnovare questo mondo.

Ecco il motivo per cui prediligiamo gli interventi nelle scuole, interventi nei quali abbiamo l’occasione di educare e sensibilizzare i nostri coetanei alla prevenzione e alle tematiche correlate ad essa. Un esempio è l’identificazione dei campanelli d’allarme, attraverso i quali una persona esprime inconsciamente il proprio malessere, segnali che molto spesso le persone notano ma ignorano, perché sintomi comuni di quello che potrebbe essere, nella maggior parte dei casi, semplice stress. Tra questi campanelli di allarme possiamo citare i più comuni: umore particolarmente triste per la maggior parte della giornata, ogni giorno; mancanza di energia e perdita d’interesse; disturbi del sonno e della concentrazione; perdite o aumenti di peso significativi. Alla presenza di questi segnali la persona in questione ha bisogno di essere ascoltata (ci ritorneremo tra poco), di sentirsi importante per qualcuno; non desidera dei consigli o del tempo da solo, né tantomeno un interrogatorio sulla sua condizione.

Un attimo fa abbiamo parlato di sentirsi importanti, vedersi presi in considerazione: sono proprio questi gli elementi cardine della storia di Jamie Harrington, sedici anni all’epoca dei fatti, un comune ragazzo di Dublino che abbiamo preso particolarmente a cuore. La vicenda in questione si svolge nel 2015. Jamie sta passeggiando quando nota sul ciglio della strada un signore intento a gettarsi giù da un ponte. Sicuramente a tutti noi sarebbero passati per la testa mille e più pensieri su cosa fare in quel momento, mentre il ragazzino non si lascia prendere dalla paura e si avvicina allo sconosciuto e con naturalezza gli chiede “Come stai?”, e cioè che cosa stesse provando il quel momento. Jamie racconta della lunga conversazione tra lui e il suo interlocutore, conversazione che a tutti gli effetti salva l’uomo dall’estremo gesto. Jamie rappresenta un po’ quelli che sono gli ideali della nostra associazione: l’ascolto reciproco e il desiderio di aiutare il prossimo in difficoltà.

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Con i nostri interventi non pretendiamo di diventare insegnanti, ponendo delle verità assolute davanti a coloro che ci ascoltano a proposito di una realtà così varia e delicata come la mente umana, ma ricerchiamo piuttosto lo scambio di opinioni e la condivisione di punti di vista differenti, per poter comunicare al meglio l'urgenza che ci ha spinto a nascere come StayAleeve: la comprensione della potenza delle nostre parole e dei nostri comportamenti e degli effetti che questi possono avere sulle persone che ci circondano.

In questi due anni abbiamo organizzato 11 eventi (i cui l’ultimo è stato la distribuzione di “buste di emergenza” nel centro di Novara in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione al suicidio), momenti importanti per farci conoscere e dare voce ai giovani, che sono i più vulnerabili su questa tematica. Infatti, stando agli ultimi dati disponibili dell’Organizzazione mondiale della (2014), sono circa 800.000 i suicidi registrati nel mondo, 4000 dei quali in Italia. In quest’ultimo dato vediamo coinvolti quasi 400 ragazzi tra i 15 e il 29 anni. Il suicidio si identifica così come la seconda principale causa di morte per questa fascia di età dopo gli incidenti stradali per i ragazzi e le complicazioni di gravidanza per le ragazze. Sono davvero numeri impressionanti soprattutto perché, probabilmente, non riusciamo neanche a concepire cosa siano nel concreto questi numeri. Fino a oggi solo alcuni Paesi hanno incluso la prevenzione del suicidio tra le loro priorità di salute e solo 38 Paesi dichiarano di avere una strategia nazionale di prevenzione del suicidio.

Il grande problema che ci troviamo ad affrontare è la convinzione ancora forte che questa tematica e il benessere mentale debbano essere considerati argomenti tabù. È vero: non è affatto facile parlare del suicidio, ma come a volte non riusciamo a trovare le parole per esprimere un’emozione o un sentimento, lo stesso succede anche quando si parla di questi argomenti così delicati, per i quali dobbiamo sforzarci di trovare le  parole giuste, poiché la sofferenza non è strettamente legata ad un solo ambiente o milieu sociale. Eugenio Borgna, terapeuta che a Novara e dintorni ha contribuito molto per rompere questo stigma, lo spiega nel migliore dei modi:

«Il suicidio è una straziante esperienza di vita e di morte che non nasce solo nelle aree sconfinate delle esperienze psicopatologiche, ma anche nelle aree frastagliate di ogni quotidiana forma di vita […], ogni suicidio è immerso nelle acque insondabili del mistero. […] Ciascuna età della vita è contrassegnata da luci e da ombre, da speranze e da disillusioni, da progetti e da crisi esistenziali; ma nella adolescenza, nel passaggio difficile e frastagliato dalla infanzia alla adolescenza queste luci e queste ombre, queste speranze e queste disillusioni, si fanno intense e laceranti».

Sono proprio queste esperienze strazianti che devono essere accolte e ascoltate con delicatezza, senza fretta. L’ascolto è il primo passo verso la guarigione: perciò abbiamo deciso di offrire una possibilità di aprirsi a tutti coloro che ne sentono la necessità. Sul nostro sito – stayaleeve.org – si può compilare un questionario sulle vostre passioni e, dopo averlo inviato, verrete invitati dal volontariato più “simile” a voi per un caffè e una chiacchierata, un momento in cui poter sfogare le vostre paure senza essere giudicati. Speriamo che questo rappresenti una buona occasione per sentirsi accolti e prendere il coraggio per chiedere aiuto per tutti coloro che ne hanno bisogno. Inoltre, all’indirizzo stayaleeve.org/trova-aiuto è possibile trovare tutti quelli che sono i contatti utili per parlare, per sfogarsi con qualcuno di formato riguardo i problemi ai quali si sta andando incontro. Ci sono diverse opzioni tra cui scegliere, alcune delle quali disponibili H24.

Grazie per averci ascoltato. Speriamo di avervi trasmesso un po’ della nostra passione e di avervi convinto circa l’importanza della prevenzione e, in altre parole, del rompere il silenzio. Grazie.