Il mercato cresce. Le opzioni si moltiplicano.

Se stai valutando di introdurre la realtà virtuale nel tuo reparto, probabilmente hai già visto diverse soluzioni sul mercato. Visori consumer adattati, piattaforme verticali per la sanità, app generiche di rilassamento, dispositivi medicali certificati.

Non sono tutti uguali. E la differenza tra un investimento che funziona e uno che finisce in un cassetto sta nei criteri con cui scegli.

I 7 criteri che contano

1. Certificazione come dispositivo medico

Questo è il primo filtro. Una soluzione VR usata su pazienti in contesto clinico deve essere certificata come dispositivo medico secondo il regolamento MDR 2017/745.

Perché?

Un visore Meta Quest con un'app di meditazione scaricata dallo store NON è un dispositivo medico. Non puoi usarlo clinicamente in modo conforme. Per capire cosa distingue un dispositivo certificato da un gadget consumer, vale la pena leggere come la semplicità di design determina l'adozione reale.

Cosa chiedere: "Siete registrati su EUDAMED? Qual è il vostro SRN? Che classe MDR avete?"

2. Evidenze cliniche specifiche

Non bastano gli studi "sulla VR in generale". Servono evidenze sul prodotto specifico che stai valutando, o quantomeno su prodotti con lo stesso meccanismo d'azione.

Cosa chiedere: "Avete studi clinici sul vostro prodotto? RCT o solo case report? Su quale popolazione? Con quali outcome?"

3. Facilità d'uso per il personale

La tecnologia più avanzata del mondo è inutile se l'infermiere non riesce a farla partire in meno di 30 secondi con un paziente ansioso davanti.

I criteri: