30 sedute. 30 volte la stessa paura.

La radioterapia è un trattamento a dosi frazionate. Questo significa che il paziente non va in ospedale una volta: ci va 20, 25, 30 volte. Ogni giorno o quasi, per settimane.

E ogni volta, la stessa sequenza: sala d'attesa, lettino, posizionamento, immobilità forzata, rumore della macchina, solitudine. Per alcuni pazienti, la maschera termoplastica fissata al volto.

Il trattamento in sé non fa male. La radioterapia è indolore. Ma l'esperienza ripetuta genera un tipo di sofferenza diversa: ansia cumulativa.

L'ansia cumulativa

La prima seduta è spesso "gestibile". Il paziente è nervoso ma motivato. Sa che serve. Stringe i denti.

Ma alla quinta seduta, l'ansia non è diminuita. È aumentata. Perché il cervello ha imparato: questo ambiente = stress. Questo lettino = immobilità. Questa maschera = claustrofobia.

Alla decima seduta, il paziente inizia a dormire male la notte prima. Alla ventesima, arriva con le mani che tremano. Alla trentesima, alcuni non riescono più a entrare nella stanza.

Questo fenomeno si chiama sensibilizzazione: la risposta di stress non si attenua con l'abitudine, ma si amplifica con la ripetizione.

Il problema specifico della radioterapia

Rispetto ad altre procedure, la radioterapia ha caratteristiche che la rendono particolarmente ansiogena:

Immobilità forzata

Il paziente deve restare perfettamente fermo per minuti. Qualsiasi movimento compromette la precisione dell'irradiazione. Questa costrizione attiva risposte claustrofobiche anche in chi non è claustrofobico.

La maschera

Per i tumori testa-collo, la maschera termoplastica fissata al lettino è l'elemento più traumatico. Il volto è bloccato. La respirazione è percepita come limitata. Molti pazienti descrivono attacchi di panico.

La solitudine

Durante l'irradiazione il personale esce dalla stanza. Il paziente è solo, immobile, in una stanza con una macchina che emette suoni. Razionalmente sa che è sicuro. Emotivamente si sente abbandonato.

La ripetizione

Nessuna di queste cose migliora con il tempo. Peggiorano. E il paziente sa che dovrà tornare domani, e dopodomani, e il giorno dopo ancora.

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